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"Potremo dire di avere raggiunto la parità tra i sessi quando donne mediocri occuperanno posizioni di responsabilità. (Francois Giroud)"

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Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?


Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.


martedì, 18 dicembre 2007

Lettera di Claudio Bianzino al Presidente della Repubblica

«Signor Pesidente,


nonostante la grande stima che ho nei suoi confronti, mi perdonerà se, seguendo l’esempio dei miei genitori, volutamente non uso le lettere maiuscole nel rivolgermi a lei ed alle istituzioni in genere, nel tentativo di riavvicinarvi un po’, almeno simbolicamente, alla popolazione italiana. Leggo sui giornali, con immensa gioia, che é stata finalmente presentata all’ONU la moratoria internazionale sulla pena di morte. Credo che sia una grande battaglia di civiltà portata avanti dal nostro Paese.
La vicenda di cui vorrei informarla, però, è un’altra.
Non so se ha sentito parlare di quell’uomo di 44 anni, trovato morto nel carcere di Capanne, nei pressi di Perugia, la mattina del 14 ottobre scorso.
Quell’uomo era un falegname che viveva nelle campagne dell’Umbria, nel cuore del nostro Paese, e conduceva una vita fatta di duro lavoro, amore per la propria famiglia ed i suoi tre figli, di preghiera ed amore per la natura. Quell’uomo costruiva mobili, mensole, porte, finestre, soppalchi. Era una delle persone più tranquille del mondo, quell’uomo, ed era circondato da centinaia di persone che gli volevano bene. Era un nonviolento, un “gandhiano”, e, come me, avrebbe apprezzato moltissimo l’iniziativa per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Quell’uomo la sera del 12 ottobre è stato arrestato perché nel suo orto è stata trovata qualche piantina di canapa indiana per uso personale.
La canapa, come è noto, è quella pianta che i nonni dei nostri nonni hanno coltivato e utilizzato per centinaia di anni, fino all’introduzione in Europa del tabacco, pianta che, a differenza della canapa, provoca dipendenza e causa milioni di morti in tutto il mondo.
Va da sé che se in un Paese aumentano le cose considerate illegali, il mondo dell’illegalità trova nuova linfa per alimentarsi e diventare sempre più forte. Ecco probabilmente perché, venendo incontro alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, alle multinazionali del tabacco, nonché alla malavita in genere, la canapa è stata equiparata alle droghe ed inserita tra le sostanze illegali.
Fermo restando, comunque, che il problema della droga, quella vera, quella che si trova con gran facilità in tutte le discoteche, o quella di cui fanno uso molti uomini d’onore che siedono sui banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, sia un problema molto serio. Ma torniamo al nostro uomo, un problema ancor più serio.
L’arresto è avvenuto al termine di una giornata di perquisizioni, a seguito delle quali, oltre alle piantine, si è scoperto che il falegname aveva soldi in casa per un valore di 30 (trenta) euro, e nessun conto in banca o in posta. E’ stato quindi deciso di mettere l’uomo, totalmente incensurato, in una cella di isolamento, e lasciare a casa, per un tempo indeterminato, un ragazzino di 14 anni in compagnia della nonna ultranovantenne in precarie condizioni di salute.
C’è chi dice che l’uomo sia stato scambiato per qualcun altro, forse per uno spacciatore, forse per un anarchico o chissà chi.
I fatti ci raccontano che dopo l’arresto, sono state effettuate le consuete ed accurate visite mediche e psichiatriche, attestanti che l’uomo era in perfette condizioni psico-fisiche, con pressione arteriosa e battito cardiaco ottimali. La mattina del 14 l’uomo è stato trovato morto.
I medici legali, la voce della scienza, ci dicono che dopo la prima autopsia sul corpo dell’uomo sono state riscontrate delle lesioni. Lesioni compatibili con l’omicidio. Compatibili con la tortura. Tortura che, se confermata, è stata certamente compiuta da professionisti, gente addestrata ad uccidere con metodi che non lasciano segni esteriori, ma svariate lesioni interne, riscontrabili solo tramite esami autoptici.
Ovviamente c’è un’indagine in corso, che potrà confermare o meno queste ipotesi. Ed a proposito dell’indagine, essendo lei anche il presidente del Csm, vorrei informarla di alcuni particolari. Si sa che un carcere di “sicurezza” è tenuto ad essere videosorvegliato ed a fornire le immagini di tutto ciò che succede al suo interno, 24 ore su 24. Ma le attese immagini chiarificatrici non hanno ancora chiarito nulla. Si sa anche che quando un magistrato fissa l’incidente probatorio è obbligato a convocare tutte le parti in causa. Ma anche questo non è successo. Ultima precisazione, poi, che potrebbe apparire alquanto bizzarra: il magistrato che sta conducendo le indagini è la stessa persona che ha ordinato l’arresto dell’uomo.
E’ ovvio, comunque, che in un Paese civile come il nostro, un Paese che diffonde democrazia, pace e giustizia in tutto il mondo, ci si aspetterebbe che, se ci fosse qualcuno sospettato per aver commesso un simile assassinio, costui fosse quanto meno sospeso dal proprio incarico. Beh, non ci crederà, signor presidente, ma questo non è successo.
Un Paese come il nostro, che porta alta la fiaccola dei diritti umani ed urla al resto del mondo di abrogare la pena di morte, consente a propri dipendenti, sospettati di simili atrocità, di continuare ad esercitare la loro “professione” indisturbati, magari nei confronti di altri uomini o donne. Magari proprio in questo momento, mentre le sto scrivendo.
Sabato 10 novembre a Perugia c’è stata una grande manifestazione, piena di giovani e con oltre duemila persone, che chiedevano verità e giustizia per quell’uomo. Chiedevano di poter vivere in un Paese migliore, signor presidente.
Ho la speranza, signor presidente, che un giorno qualche nazione, ancora più civile della nostra, vada all’ONU a chiedere che venga fatta piena luce sulle centinaia di morti che avvengono all’interno delle carceri italiane.
Questo per sperare di poter vivere in un mondo un po’ più giusto, un po’ più libero, un po’ più vivibile.
Così come avrebbe voluto anche quell’uomo. Quell’uomo che si chiamava Aldo. E che era mio fratello.
Distinti saluti.
Claudio Bianzino
15 dicembre 2007»
By "A bassa voce"
Sperando che almeno si tenti di far luce su questa triste vicenda, ho ritenuto opportuno postare questa toccante e commovente lettera. Ma un pensiero mi tormenta: quando potremo parlare di vera Giustizia in Italia?

DELIRATO DA kappa_pera | 16:03 | DELIRA ANKE TU, KLIKKA QUI commenti (21)

istituzioni, informazione

martedì, 11 dicembre 2007

Solo due parole su questo caro blog, involontariamente trascurato,  per salutare chi continua a transitare in questo luogo, anche se fermo al 22 novembre.  Tempi stressanti, lavoro soffocante e a ritmi  non ipotizzabili,  acciacchi dei familiari  più "grandicelli". Tanti ingredienti che, purtroppo, non mi concedono pause per poter leggere i vostri post e neanche i vostri commenti che ormai avete scritto da giorni... Ahhhh ma verrà il momento in cui avrò tanto di quel tempo che... potrò concedermi un massaggio bioenergetico, una passeggiata per le compere natalizie, o, magari, comprare i tanto ormai desiderati pane e latte fresco.  Nel frattempo sono successe talmente tante di quelle cose strante che non saprei da dove cominciare a orientare la mia penna. A cominciare dal mio quartiere. Sapete che c'è un viale che ha una fila di alberi malati? Sapete che il mio Linux si trovava esattamente a dieci metri dal posto in cui sono crollati due alberi che hanno abbozzato una decina di macchine? Beh gli alberi sono alti pioppi,  eh?!?! I cittadini lo hanno fatto presente alla circoscrizione, ma loro rispondono che non ci sono soldi... Sapete che a pochi metri da quel viale, cioè sotto casa mia, hanno riqualificato (secondo loro) una piazza, togliendo posti macchina e creando itinerari stradali perversi, di modo che per percorrere 100 metri se ne possono fare anche 1000? E sapete che questo lifting è costato alla circoscrizione 300.000 eurozzi? Sapete che nel tratto di strada in cui abito, di circa 200 metri, ci sono 4 parcheggi riservati ai portatori di handicap, due per la farmacia, due per una cartoleria  e tre quattro per la posta? Sapete che io non so più dove parcheggiare e che ho già dimenticato dove accidentaccio ho posteggiato la mia adorata Citrina (C3)? Beh, direte voi, "ma a ora vuoi raccontarci i fatti del tuo quartiere?"... E' tanto che non scrivo, ora lo sto facendo di nascosto e mentre sto ancora lavorando, ma avevo uno spasmotico bisogno di comunicare, parlare, scrivere, caricare il mio splinderino... Cosa potevo scrivere? Dei miei piccoli e quotidiani problemi, partendo da quelli della mia zona... per arrivare al comune e infine alla res publica... Ma, scusate, non è meglio che mi limito alla mia circoscrizione?

Devo lasciarvi, è tardissimo, se non finisco di lavorare non uscirò mai dall'ufficio... e poi così mi deconcentrate e rischio di fare strafalcioni... Buonanotte a tutti e... ha dà passà a nuttataaaaa

Besos

DELIRATO DA kappa_pera | 22:52 | DELIRA ANKE TU, KLIKKA QUI commenti (6)

 


martedì, 18 dicembre 2007

Lettera di Claudio Bianzino al Presidente della Repubblica

«Signor Pesidente,


nonostante la grande stima che ho nei suoi confronti, mi perdonerà se, seguendo l’esempio dei miei genitori, volutamente non uso le lettere maiuscole nel rivolgermi a lei ed alle istituzioni in genere, nel tentativo di riavvicinarvi un po’, almeno simbolicamente, alla popolazione italiana. Leggo sui giornali, con immensa gioia, che é stata finalmente presentata all’ONU la moratoria internazionale sulla pena di morte. Credo che sia una grande battaglia di civiltà portata avanti dal nostro Paese.
La vicenda di cui vorrei informarla, però, è un’altra.
Non so se ha sentito parlare di quell’uomo di 44 anni, trovato morto nel carcere di Capanne, nei pressi di Perugia, la mattina del 14 ottobre scorso.
Quell’uomo era un falegname che viveva nelle campagne dell’Umbria, nel cuore del nostro Paese, e conduceva una vita fatta di duro lavoro, amore per la propria famiglia ed i suoi tre figli, di preghiera ed amore per la natura. Quell’uomo costruiva mobili, mensole, porte, finestre, soppalchi. Era una delle persone più tranquille del mondo, quell’uomo, ed era circondato da centinaia di persone che gli volevano bene. Era un nonviolento, un “gandhiano”, e, come me, avrebbe apprezzato moltissimo l’iniziativa per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Quell’uomo la sera del 12 ottobre è stato arrestato perché nel suo orto è stata trovata qualche piantina di canapa indiana per uso personale.
La canapa, come è noto, è quella pianta che i nonni dei nostri nonni hanno coltivato e utilizzato per centinaia di anni, fino all’introduzione in Europa del tabacco, pianta che, a differenza della canapa, provoca dipendenza e causa milioni di morti in tutto il mondo.
Va da sé che se in un Paese aumentano le cose considerate illegali, il mondo dell’illegalità trova nuova linfa per alimentarsi e diventare sempre più forte. Ecco probabilmente perché, venendo incontro alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, alle multinazionali del tabacco, nonché alla malavita in genere, la canapa è stata equiparata alle droghe ed inserita tra le sostanze illegali.
Fermo restando, comunque, che il problema della droga, quella vera, quella che si trova con gran facilità in tutte le discoteche, o quella di cui fanno uso molti uomini d’onore che siedono sui banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, sia un problema molto serio. Ma torniamo al nostro uomo, un problema ancor più serio.
L’arresto è avvenuto al termine di una giornata di perquisizioni, a seguito delle quali, oltre alle piantine, si è scoperto che il falegname aveva soldi in casa per un valore di 30 (trenta) euro, e nessun conto in banca o in posta. E’ stato quindi deciso di mettere l’uomo, totalmente incensurato, in una cella di isolamento, e lasciare a casa, per un tempo indeterminato, un ragazzino di 14 anni in compagnia della nonna ultranovantenne in precarie condizioni di salute.
C’è chi dice che l’uomo sia stato scambiato per qualcun altro, forse per uno spacciatore, forse per un anarchico o chissà chi.
I fatti ci raccontano che dopo l’arresto, sono state effettuate le consuete ed accurate visite mediche e psichiatriche, attestanti che l’uomo era in perfette condizioni psico-fisiche, con pressione arteriosa e battito cardiaco ottimali. La mattina del 14 l’uomo è stato trovato morto.
I medici legali, la voce della scienza, ci dicono che dopo la prima autopsia sul corpo dell’uomo sono state riscontrate delle lesioni. Lesioni compatibili con l’omicidio. Compatibili con la tortura. Tortura che, se confermata, è stata certamente compiuta da professionisti, gente addestrata ad uccidere con metodi che non lasciano segni esteriori, ma svariate lesioni interne, riscontrabili solo tramite esami autoptici.
Ovviamente c’è un’indagine in corso, che potrà confermare o meno queste ipotesi. Ed a proposito dell’indagine, essendo lei anche il presidente del Csm, vorrei informarla di alcuni particolari. Si sa che un carcere di “sicurezza” è tenuto ad essere videosorvegliato ed a fornire le immagini di tutto ciò che succede al suo interno, 24 ore su 24. Ma le attese immagini chiarificatrici non hanno ancora chiarito nulla. Si sa anche che quando un magistrato fissa l’incidente probatorio è obbligato a convocare tutte le parti in causa. Ma anche questo non è successo. Ultima precisazione, poi, che potrebbe apparire alquanto bizzarra: il magistrato che sta conducendo le indagini è la stessa persona che ha ordinato l’arresto dell’uomo.
E’ ovvio, comunque, che in un Paese civile come il nostro, un Paese che diffonde democrazia, pace e giustizia in tutto il mondo, ci si aspetterebbe che, se ci fosse qualcuno sospettato per aver commesso un simile assassinio, costui fosse quanto meno sospeso dal proprio incarico. Beh, non ci crederà, signor presidente, ma questo non è successo.
Un Paese come il nostro, che porta alta la fiaccola dei diritti umani ed urla al resto del mondo di abrogare la pena di morte, consente a propri dipendenti, sospettati di simili atrocità, di continuare ad esercitare la loro “professione” indisturbati, magari nei confronti di altri uomini o donne. Magari proprio in questo momento, mentre le sto scrivendo.
Sabato 10 novembre a Perugia c’è stata una grande manifestazione, piena di giovani e con oltre duemila persone, che chiedevano verità e giustizia per quell’uomo. Chiedevano di poter vivere in un Paese migliore, signor presidente.
Ho la speranza, signor presidente, che un giorno qualche nazione, ancora più civile della nostra, vada all’ONU a chiedere che venga fatta piena luce sulle centinaia di morti che avvengono all’interno delle carceri italiane.
Questo per sperare di poter vivere in un mondo un po’ più giusto, un po’ più libero, un po’ più vivibile.
Così come avrebbe voluto anche quell’uomo. Quell’uomo che si chiamava Aldo. E che era mio fratello.
Distinti saluti.
Claudio Bianzino
15 dicembre 2007»
By "A bassa voce"
Sperando che almeno si tenti di far luce su questa triste vicenda, ho ritenuto opportuno postare questa toccante e commovente lettera. Ma un pensiero mi tormenta: quando potremo parlare di vera Giustizia in Italia?

DELIRATO DA kappa_pera | 16:03 | DELIRA ANKE TU, KLIKKA QUI commenti (21)

istituzioni, informazione

martedì, 11 dicembre 2007

Solo due parole su questo caro blog, involontariamente trascurato,  per salutare chi continua a transitare in questo luogo, anche se fermo al 22 novembre.  Tempi stressanti, lavoro soffocante e a ritmi  non ipotizzabili,  acciacchi dei familiari  più "grandicelli". Tanti ingredienti che, purtroppo, non mi concedono pause per poter leggere i vostri post e neanche i vostri commenti che ormai avete scritto da giorni... Ahhhh ma verrà il momento in cui avrò tanto di quel tempo che... potrò concedermi un massaggio bioenergetico, una passeggiata per le compere natalizie, o, magari, comprare i tanto ormai desiderati pane e latte fresco.  Nel frattempo sono successe talmente tante di quelle cose strante che non saprei da dove cominciare a orientare la mia penna. A cominciare dal mio quartiere. Sapete che c'è un viale che ha una fila di alberi malati? Sapete che il mio Linux si trovava esattamente a dieci metri dal posto in cui sono crollati due alberi che hanno abbozzato una decina di macchine? Beh gli alberi sono alti pioppi,  eh?!?! I cittadini lo hanno fatto presente alla circoscrizione, ma loro rispondono che non ci sono soldi... Sapete che a pochi metri da quel viale, cioè sotto casa mia, hanno riqualificato (secondo loro) una piazza, togliendo posti macchina e creando itinerari stradali perversi, di modo che per percorrere 100 metri se ne possono fare anche 1000? E sapete che questo lifting è costato alla circoscrizione 300.000 eurozzi? Sapete che nel tratto di strada in cui abito, di circa 200 metri, ci sono 4 parcheggi riservati ai portatori di handicap, due per la farmacia, due per una cartoleria  e tre quattro per la posta? Sapete che io non so più dove parcheggiare e che ho già dimenticato dove accidentaccio ho posteggiato la mia adorata Citrina (C3)? Beh, direte voi, "ma a ora vuoi raccontarci i fatti del tuo quartiere?"... E' tanto che non scrivo, ora lo sto facendo di nascosto e mentre sto ancora lavorando, ma avevo uno spasmotico bisogno di comunicare, parlare, scrivere, caricare il mio splinderino... Cosa potevo scrivere? Dei miei piccoli e quotidiani problemi, partendo da quelli della mia zona... per arrivare al comune e infine alla res publica... Ma, scusate, non è meglio che mi limito alla mia circoscrizione?

Devo lasciarvi, è tardissimo, se non finisco di lavorare non uscirò mai dall'ufficio... e poi così mi deconcentrate e rischio di fare strafalcioni... Buonanotte a tutti e... ha dà passà a nuttataaaaa

Besos

DELIRATO DA kappa_pera | 22:52 | DELIRA ANKE TU, KLIKKA QUI commenti (6)